the day after

ed ecco la giornata perfetta, guadagnata con ore di treno, strappata agli amici del salento che mi volevano altrove (l’ho fatta, la domanda per il dono dell’ubiquità, l’ho fatta….), espiata con una multa per divieto di sosta trovato al ritorno…

all’arrivo, un’amica che vedo troppo raramente, tre ragazze speciali e un gatto gentile, che mi ha ceduto il suo letto accontentandosi del divano (si sa che i letti e i divani di una casa sono TUTTI  dei gatti che la abitano, solo per loro gentile concessione possiamo occuparne un angolino noi umani…).

e poi un’altra amica che assomiglia ad un quadro di renoir e che davanti ad una magnifica pizza stimola risate e riflessioni personali…

e sabato i magnifici quattro che avevo scelto:

francesco piccolo, che è un bell’uomo alto e grande, con tanti capelli ricci, nel suo libro la separazione del maschio penso che abbia raccontato la vita com’è – forse se lo avessi capito prima mi sarei risparmiata un po’ di problemi… ma sabato mi ha fatto scoprire un libro che avevo letto tanti anni fa, che non ricordavo per niente e che non mi era neanche piaciuto: l’insostenibile leggerezza dell’essere. eppure, poteva avere tante risonanze emotive. è un libro meraviglioso, c’è tutto, il caso e il destino, la leggerezza e la pesantezza, la scelta, la libertà e fino a dove si spinge e le sue apparenti contraddizioni – non so come mai non lo avevo apprezzato – consolante il fatto che per molti, compreso piccolo, sia stato così.

paolo giordano, un bel ragazzo biondo occhi azzurri scarpe da tennis jeans e maglietta, ci ha parlato di un racconto tratto dalle undici solitudini di yeats, quello lo avevo letto più recentemente e mi era piaciuto – simpatico, questo ragazzo, e sorprendente per la sua età.

giancarlo de cataldo, romanzo criminale, lo sto leggendo ora (lo so che sono in ritardo), un altro grande uomo meridionale, anche lui affabile e affabulatore…

e infine baricco il piemontese, viso rubizzo, la giacchetta nera con il collo tirato su, ci ha raccontato il dialogo tra i melii e gli ateniesi, tucidide, del quale ricordavo solo che era difficilissimo da tradurre….

lui è una star e lo sa, ma sa anche come prendere chi lo ascolta, e portarlo fuori dal mondo…

insomma, davvero una giornata perfetta.

non ho rimorchiato nessuno, nonostante le preliminari e reiterate incitazioni di amici e conoscenti e le successive insinuazioni dei medesimi, comunicate per telefono mentre ero ancora sul treno del ritorno, ma per quanto affascinata dalla prospettiva di poter diventare finalmente anch’io una vamp nun gliela fo – mi mancano tecnica, argomenti e inclinazione e chissà che altro, e la concorrenza è troppo forte.

però le scarpe rosse con il tacco me le ero portate…

ma anche libera va bene 🙂

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9 thoughts on “the day after

  1. le tue scarpe rosse col tacco mi hanno fatto venire in mente: “…she just puts on a purple hat and goes out to have fun with the world”. amen, se non le hai indossate; l’essenziale è lo spirito giusto che te la ha fatte infilare in valigia!
    😉

  2. secondo me se Baricco legge che è rubizzo si incavola…io ho in debole per Giordano…sei consapevole del fatto che sono un pò arrabbiata con te, vero?…
    Un abbraccio

  3. Giordano poverillo me lo trattano tutti male quando secondo me l’è davvero un ragazzo ammodo. Forse ha fatto successo troppo presto – avrebbe bisogno di riconcentrarsi è come se l’avessero fermato a metà corsa.

  4. cristina: me le sono messe, le scarpe rosse con il tacco alto, ma non ho rimorchiato lo stesso.
    zelda: tanto è moooooolto difficile che baricco mi legga……comunque, rubizzo ma affabulatore, e questo è quello che conta!
    zaub: lo trattano male? non sapevo…sembra comunque una persona carina, al di là di tutto…

  5. Eh no, gli stivaletti no, non potete farmelo.
    Dammi retta, Anima, bene le scarpe rosse, anche solo come allenamento.

    P.S. A proposito de “La separazione del maschio”, direi però che quel libro è una provocazione forte, e come tutte le provocazioni va accuratamente filtrata – non è da prendere alla lettera. Più precisamente, mi pare un libro scritto da un uomo per altri uomini, e forse solo un uomo può separare la “lettera” dalla “provocazione”.

  6. ma sai, rob, io non credo che sia una provocazione: anzi sarei portata a pensare che la maggior parte degli uomini siano tendenzialmente poligami, e che chi non pone in atto il tutto sia frenato più da pigrizia, timore di complicazioni, o tedio all’idea di dover poi anche sobbarcarsi anche tutta la parte di condivisione almeno verbale di problemi vari dell’altra, moltiplicata per 2, 3 o più donne…
    io qualcuno ne conosco, così.

  7. …dato che rossi “devono essere”, alti fino al ginocchio o oltre, richiederebbero una dose di coraggio non indifferente. e magari anche un lavoro notturno.
    😉

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