una letterina a babbo natale – raccontino

Era una notte di luna piena, con qualche nuvoletta che sembrava panna montata, così illuminata da quella luce morbida e bianca. Le montagne blu scuro dormivano, nei fiumi gelati si rifletteva la luce lunare, le luci dorate dei lampioni  illuminavano le strade  finalmente deserte – faceva freddissimo, e anche gli ultimi perditempo se ne erano andati a letto. Nel cielo, la squadra di elicotteri di babbo natale avanzava compatta: tutti rossi, appena revisionati, con le pale lucenti, cominciarono ad atterrare qua e là – gli equipaggi, solidi giovanotti con le spalle larghe così, di quelli che esistono solo nelle favole, mormoravano tra loro…

Il motivo c’era: erano stati convocati in gran numero, e all’improvviso, quando ormai pensavano di poter finalmente trascorrere una vigilia tranquilla a casa, con una bottiglia di grappa e un bel libro. Figuriamoci se poteva essere vero, una vigilia in pace: eppure quest’anno babbo natale era stato chiaro e deciso: BASTA. Non ne poteva più di andare in giro con la casa e il camper della barbie,  videogiochi nei quali vinceva chi ammazzava più nemici, cose che finivano  subito in un angolo, oggetti inutili, pensierini del cavolo da scambiare tra  persone che non si potevano vedere, e così via – aveva deciso di smetterla, che gli uomini si arrangiassero, avevano snaturato tutto, lui non ci stava più.

Ma poi…

Ma poi gli era arrivata una letterina con una richiesta un po’ particolare, e la tentazione era stata troppo forte.

Troppo in sintonia con i suoi pensieri degli ultimi mesi.

Eh sì, era ora.

Il primo elicottero atterrò in una grande città attraversata da un  fiume – una squadra di giovanotti scese a mani vuote, e tornò sull’elicottero con un bel po’ di strani personaggi  ben vestiti, rolex muniti, forniti di cartelle piene di carte e di portafogli ben gonfi, che sembravano  non voler mai smettere di parlare e di litigare, ciechi e sordi a tutto quello che stava succedendo intorno.

Il secondo elicottero, nella stessa città, proprio vicino a quel fiume, trovò una comoda piazza, molto grande, raccolse una strana congerie di persone, uno era vestito di bianco, sembrava il capo, e gli altri tutti di  nero, biascicavano qualcosa di incomprensibile in una lingua morta, la sensazione era che parlassero di morte a dei morti, d’altronde.

Altri elicotteri  un po’ ovunque portarono via automobili, specialmente quelle più grandi che chiamavano suv e quelle più piccole che chiamavano idiot, interi centri commerciali, certe stazioni televisive complete di conduttori presidenti presentatori donnine di silicone tronisti e pseudogiornalisti, parecchie testate di giornali che ti facevano venire voglia di dare delle testate al muro, multinazionali, compagnie petrolifere, uomini del monte, e altro ancora.

Era quasi mattina, quando la rossa flotta di elicotteri finì il suo lavoro e si levò in volo verso la sua destinazione, una grande isola di guano al centro dell’oceano, dove avrebbe scaricato tutto ciò.

Il mondo si svegliava più pulito, nella fredda luce cristallina del giorno di natale.

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7 thoughts on “una letterina a babbo natale – raccontino

  1. bravissima Anima!!!
    l’avessi scritta prima e l’avessi passata in giro da far firmare, Babbo Natale non avrebbe potuto non ascoltarci.
    🙂

    P.S. auguri, comunque!!

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