far from the madding crowd

così era il titolo di un libro di thomas hardy….

non so, facebook mi ha un po’ stancato, il blog è più vicino al mio modo di essere. Questo mondo virtuale, dove lasci trasparire troppo di te, e tu diventi troppo stilizzata e semplice, questa condivisione alla fine falsa di  pensieri che non possono essere compiuti, per lo più, per motivi di spazio e di luogo, e che diventano aforismi spesso superficiali alla ricerca di consenso.

la partecipazione civile, che non è questo: condividere stati, raccogliere firme e consensi, mettere mi piace, non è questa la lotta vera, non è questo partecipare. la partecipazione è un’altra cosa, è complessa, è fatta di carne e di pensiero, di discussione, è toccare le cose e le persone e metterci la faccia davvero. così, con un click, ci si mette la coscienza a posto, e intanto il mondo prosegue la sua corsa.

lì tutto diventa superficiale, o anche pesante, o troppo leggero, e comunque alla fine irreale. 

e poi porta via un sacco di tempo, ci sono persone che ci passano giornate, a cambiare stato, scrivere aggiornamenti, commentare di qua e di là, a qualunque ora del giorno e della notte apri le trovi sempre lì – pure io, ok, ma per lo più guardo, magari scambio due parole in chat con qualche amica lontana e chiudo, e comunque comincia a stancarmi.

questa sovraesposizione di stati d’animo, questa perenne vetrina, continui cambi di foto del profilo, tesi a farci vedere bellissimi/e e fichissimi/e, siamo tutti al grande fratello, mah. 

dovremmo provare a tornare a qualcosa di più articolato, di più complesso, di più intimo davvero. leggere di più, scrivere di più, uscire di casa e agire nel mondo.

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ferragosto

ferragosto era la fine delle vacanze, il ritorno a casa.

la città ancora un po’ deserta, che si ripopolava piano piano nei giorni successivi, ed iniziavano i temporali, e non faceva più così caldo. gli ultimi gelati, l’asfalto che non si scioglieva più sotto i passi lenti delle donne con i tacchi….

si pensava alla scuola, era bello comprare i quaderni, le penne nuove, l’astuccio, le matite, il diario, finiva finalmente questo tempo sospeso, questo tempo di solitudine e di lunghe giornate vuote. amavo la scuola, e la ripresa della mia vita invernale.

che mondo diverso, che tempo diverso

ora mi godo la solitudine della mia casa, le ore passate a leggere davanti al ventilatore, le passeggiate fino al frigorifero dove il tè freddo non manca mai. ferragosto non è più una pietra miliare, le città si spopolano di meno, l’asfalto qui è meno caldo e l’autunno arriva incredibilmente più tardi, capita di andare in giro con le magliette a maniche corte anche a novembre.

e la mia vita è comunque piena di amici anche adesso, nella pausa estiva, e questo è un dono della libertà, della solitudine, della possibilità di scegliere io quello che è bene per me.

chi è stato oppresso a volte cerca altri potenziali oppressori, ma riesce anche ad apprezzare la libertà e a scappare in tempo….

alla fine

e alla fine, è stato bene che tutto sia andato come è andato.

l’infanzia solitaria, che mi ha preparato alla vita, in fondo. 

sto bene. sono sola, come è naturale che io sia, e tranquilla. godo la solitudine, la libertà di decidere di me e dei miei giorni, di fare quello che sento. leggo, questo non mi sarà mai tolto (spero, potrei diventare cieca ma insomma non è frequente, dai), e lo amo. godo del silenzio, o della musica che scelgo.

ho gli amici, tanti, e anche questo è un dono della solitudine, quando ero in coppia non ne avevo.

e ho me stessa, per gli uomini non andavo bene, ma per me stessa sì, mi piaccio e mi assecondo nei desideri ormai noti (mi piaccio di testa, voglio dire, con il mio corpo il rapporto è rimasto non ottimale, ma insomma mica siamo circondati di specchi, no?)(poi basta che funziona, a questo punto, ed è tanto).

a volte penso che sarebbe stato bello, essere sempre sola fin dall’inizio, o anche avere un compagno che traesse piacere dallo stare con me, c’è chi ci riesce. ce ne sono, a volte penso a loro e mi domando cosa mi è mancato, perchè io no. perchè che  in qualcosa ho sbagliato è evidente, fosse anche solo la capacità di farmi capire, di capire, di avere più sicurezza.

ma insomma, così è, e c’è di peggio. la solitudine non è il peggiore dei mali, ed è casa mia. 

così va la vita

eccomi qui da sola con una birra e una sera tutta per me, come le altre,del resto. così va la vita.

un  po’ di tristezza, ma ci fai l’abitudine. sai come si fa, ormai. la sai gestire, come e meglio di altre cose. passa, 

la tua vita è sempre la stessa: nessuno ti ha mai aspettato alla stazione, o all’aeroporto, sei sola. il letto è vuoto,  i problemi sono tutti i tuoi. allunghi una mano e non c’è nessuno. non c’è un abbraccio, uno sguardo. quello sguardo che ti dice che sei qualcosa di speciale per qualcuno.

ti domandi se sia meglio volere molto, e ottenere un po’, o volere poco, che è più realistico, ma hai anche di meno, diciamo niente. non volevi molto. era troppo comunque. ti guardi intorno, e ti sembra che le altre ci riescano in qualche modo. ti chiedi che cosa ti manchi. ti rispondi stancamente che non ti manca niente, è andata così e basta.

guardi gli altri, anche, nulla è perfetto, anche quello che lo sembra.

ma l’importante è camminare, alzarsi e andare avanti, domani è davvero un altro giorno, cercherai di godere del profumo del caffè, delle fusa del gatto, del lavoro, che meno male che ce l’hai, e sai che tutti sono contenti che ci sei, ed è già tantissimo. anzi, è quasi imbarazzante, per te, vedere tanto entusiasmo per te da parte di così tanti. 

me lo farò bastare, questo giorno, non penserò più in là, che tanto non serve.

io, vado avanti.

ecco va, lo dicevo che era un anno buono…..

da dove comincio? dalla paura? o dall’ansia… o forse da quanto è strano quello che è successo!

cominciamo dal mollare gli ormeggi e provarci ancora, potrò anche farmi male, ma forse no. sarò me stessa, e speriamo che anche lui lo sia, e che funzioni……

nonostante io sia un’imbranata, nonostante le mie storie, nonostante tutto

insomma vabbè tagliamo corto, da ben 5 giorni sono FIDANZATA con un pittore tirolese :))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))

perdite (non ancora, ma so che è così)

vivere è un rischio, e amare è un rischio. se hai puoi perdere. ma non rischiare è non vivere. 

da quanti anni stavamo insieme. alla sera eri qui, e mi impastavi con le tue zampette. ora stai lì, a morire da sola. non ci posso pensare. ma forse ci sarà qualcosa da fare, come facevo a tenerti qui.

a volte ci si chiede se sia meglio avere e perdere, o non avere per niente. lo so che la risposta è  la prima, ma la tristezza resta.

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