aria fresca, sul motorino, in quest’alba di periferia, e mentre vado al lavoro penso.
penso a come per me è difficile parlare con un uomo che mi interessa, o peggio che amo, ho sempre avuto paura di essere fraintesa, e spesso è stato così. a volte, una vera incapacità di comunicare, e anche di chiacchierare.
ieri ho sentito un amico, ex di tantissimi anni fa, che cosa curiosa, quanti ricordi, quella volta seduti sul suo letto in quella stanzetta vicino a piazza bologna, c’entravano giusto il letto e un tavolino, e una sedia, scoprì i miei primi capelli bianchi, avevo 26 anni, e la passione che si era accesa, e i freni, e i discorsi sconnessi in macchina, di notte, dopo il cinema in viale delle province… non ci si poteva parlare, però, io non mi spiegavo e lui sfuggiva. (al di là del fatto che parlava in calabrese stretto, specialmente quando era agitato)
e ora che è passato tanto tempo abbiamo chiacchierato per mezz’ora al telefono, di tutto.
quando non ci si ama è tutto più semplice, l’amore complica la comunicazione. liberi dalla necessità di mettere paletti, di dare impressioni, di cercare l’altro insicuri dell’accoglienza.
mi ripeto, per certi versi questa non-situazione che ho vissuto recentemente era simile, in entrambi i casi c’è stato un malinteso, da loro avrei voluto in effetti la stessa cosa, che non ho avuto da nessuno dei due: un’amicizia con in più il sesso, sesso e parole, senza ieri e senza domani, serena e allegra, pura. libera da programmi. con la paura da parte dell’altro che io volessi chissà che, e l’incomprensione, che io certo non avrò aiutato a superare, e la fuga.
sono arrivata, nel frattempo, un sontuoso cappuccino con la schiumina e una spolverata di cacao sopra e una sottile sfoglia di cioccolato grande come una tesserina di mosaico a coronare il tutto, e comincia un’altra giornata…
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